sabato 15 dicembre 2018

Perchè preferire le sostanze nutrizionali ORTOMOLECOLARI ai MEDICINALI CLASSICI?


Acido ascorbico (vitamina C) -  E' il più potente antiossidante extracellulare, è economico,
una busta da un kg costa circa 15 euro



COSA SIGNIFICA MEDICINA ORTOMOLECOLARE?

Ogni organismo ha un fabbisogno individuale soggettivo di sostanze nutritive essenziali. Questo fabbisogno deve essere coperto affinché l’individuo possa mantenere la salute o recuperare da una malattia. Quando, il suddetto fabbisogno di sostanze essenziali, non viene totalmente garantito dall’alimentazione, si verificano fenomeni di carenza. Ogni carenza di oligoelementi, sostanze minerali, vitamine, acidi grassi essenziali e aminoacidi, prima o poi, conduce all’insorgere di vere e proprie patologie.


LE SOSTANZE NUTRIZIONALI - GLI STRUMENTI DELLA MEDICINA ORTOMOLECOLARE

Alle sostanze nutrizionali appartengono le vitamine, le sostanze minerali, gli oligoelementi, gli aminoacidi e gli acidi grassi essenziali. Essi sono assolutamente necessari alla conservazione della vita e della salute. Il corpo li ricava dagli alimenti o dai supplementi nutrizionali poiché non è in grado di produrli da solo. Attualmente sono 45 le sostanze nutrizionali considerate essenziali. Di alcune sostanze l’organismo ne necessita solo una quantità minima, tra queste alcune vitamine e gli oligoelementi, che vengono indicati come micro-sostanze nutrizionali.




COME AGISCONO LE SOSTANZE NUTRIZIONALI NELLA PREVENZIONE E NEL TRATTAMENTO DELLE MALATTIE?

Una sostanza nutrizionale può curare una malattia in corso, o prevenirne una futura, grazie anche alla stimolazione del metabolismo cellulare che permette ai tessuti di mantenersi sani. Chi, per esempio, in età adulta inizia in tempo ad assumere una giusta quantità di calcio, prendendo - come supplemento ad una sana e bilanciata alimentazione - un’aggiunta di sostanze nutrizionali contenenti calcio, magnesio e vitamina D, stimola nel suo organismo uno scambio ottimale di minerali nelle ossa. Ciò contribuisce a mantenere la struttura ossea coesiva e resistente, e a diminuire il rischio di osteoporosi e di fragilità. Lo stesso accade con l’assunzione di vitamina B6 che, presa come supplemento, migliora le funzioni delle cellule immunitarie, migliorando a loro volta la resistenza alle infezioni.


PERCHÉ PREFERIRE LE SOSTANZE NUTRIZIONALI ORTOMOLECOLARI AI MEDICINALI CLASSICI.
Il professor R.J. Williams, un chimico americano che scoprì due vitamine (l’Acido Pantotenico e l’Acido Folico), fu uno dei «padri» fondatori della medicina ortomolecolare. Egli introdusse una severa differenziazione dei medicinali in due tipi:
al primo appartengono quei medicinali che sono estranei all’organismo e che non si possono trovare nell’alimentazione naturale, che, tuttavia (spesso attraverso gli esperimenti condotti secondo il principio della casualità, quindi attraverso tentativi) si sono rivelati abbastanza validi nel trattamento delle malattie. Questi vengono definiti «medicamento estraneo all’organismo». L’Aspirina, la penicillina e i tranquillanti appartengono a questi tipi di medicinali.





Al secondo
tipo appartengono le sostanze nutrizionali che sono presenti nel nostro corpo e che possono essere reperiti dall’alimentazione. Vengono definiti «medicamento proprio dell’organismo» sostanze nutrizionali come le vitamine e i minerali, appartengono a questo gruppo.



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Linus Pauling, due volte Premio Nobel
Nel 1968 il chimico americano Linus Pauling, Nobel nel 1954 per la chimica (ricerche sulla natura delle catene chimiche), e per la pace nel 1962 coniò il termine ‘psichiatria ortomolecolare’ riferendosi alle precedenti ricerche di due psichiatri canadesi: Abram Hoffer e Humphrey Osmond.

Questi due scienziati dal 1952 avevano cominciato a usare megadosi di vitamine, in particolare quelle del gruppo B, per la cura dei disturbi psichiatrici.
Pauling estese questa applicazione terapeutica anche ai disordini non di natura psichiatrica. Ortomolecolare significa la giuste molecola, la giusta dose.


    La medicina ortomolecolare iniziata da Pauling asserisce che la terapia migliore è quella di fornire all’organismo la quantità esatta di elementi nutrizionali.

    Carl C. Pfeiffer, un altro ricercatore americano che approfondì l’utilizzo di megadosi di vitamine nella terapia dei disturbi psichiatrici, così definisce la medicina ortomolecolare nel suo The Golden Pamphlet:

    Con medicina ortomolecolare si vuole significare il capace utilizzo, al momento giusto, della giusta molecola, o nutriente essenziale. Il pensiero fondamentale della medicina ortomolecolare afferma infatti che il trattamento di una malattia, con degli effetti a lunga scadenza sulla salute, lo si ottiene attraverso la modificazione della concentrazione di precise molecole già presenti nell’organismo. Ciò può avvenire attraverso la corretta alimentazione (quindi tralasciando tutto ciò che è nocivo all’organismo), e attraverso l’assunzione di megadosi di vitamine, minerali, oligoelementi, aminoacidi e oli insaturi.”

    In modo particolare Pauling cercò di dimostrare l’efficacia di una corretta assunzione di megadosi di vitamine nella prevenzione e nella terapia. I suoi studi lo portarono ad approfondire gli effetti antiradicali dell’acido ascorbico (la vitamina C) e delle vitamine liposolubili A ed E nella stimolazione del sistema immunitario. Pauling stesso assumeva 18 g di vitamina C al giorno, attribuendo a questo altissimo dosaggio la sua lunga vita - nonostante un tumore non operabile alla prostata -, morì alla veneranda età di 93 anni!


  • Nonostante gli acclamati successi, la medicina accademica non fu mai completamente convinta. Non essendo questa disponibile alla ricerca ufficiale, non fu dunque possibile convalidare in pieno le affermazioni derivanti dalle ricerche svolte dai sostenitori della medicina ortomolecolare.
    Verso gli anni ’80 Carl C. Pfeiffer asserì che un giorno la medicina accademica avrebbe confermato i postulati dell’ortomolecolare e li avrebbe poi portati avanti come propri. E infatti così è stato. Dopo che le ricerche accademiche sulla nutrizione sono proseguite - perché la scienza, comunque, con le sue interminabili indagini va avanti -, si è arrivati a constatare la validità delle intuizioni espresse dall’ortomolecolare.
La diffusione della medicina ortomolecolare negli Stati Uniti e in Europa

Negli Stati Uniti, nonostante le diverse polemiche con la medicina ufficiale, l’OM (Orthomolecular Medicine) si diffuse attraverso vari organi.
Nel 1973 Pauling fondò un suo istituto che ora porta il suo nome: il Linus Pauling Institute of Science and Medicine, inizialmente a Menlo Park e ora a Palo Alto.
Anche Abram Hoffer fondò intorno agli anni ’70 il suo International Society of OM, presente soprattutto nel Nord e Sud America e più o meno intensamente anche in Europa.


In Europa l’OM si diffuse in modo molto differenziato. Mentre in alcuni Paesi la presenza della International Society of OM, dell’ormai anziano Hoffer, si convalidò grazie al portavoce nazionale, come è successo per esempio in Olanda con il dottor Schuitermaker, che è, tra l’altro, anche il vice presidente della stessa International Society of OM. In altri Paesi, invece, rimase un campo circoscritto e un po’ ai confini della medicina ufficiale (in Italia la International Society of OM è rappresentata dal dottor Panfili di Roma).

In Germania l’OM è portata avanti da diverse organizzazioni, non tutte riscontranti lo stesso favore, ed è seguita e praticata da diversi medici e naturopati (Heilpraktiker) - che, in questo Paese, hanno una riconosciuta legalità di professione.
Il primo che si occupò di divulgare ufficialmente l’OM in Europa fu il Dottor Lothar Burgerstein che, in Svizzera, iniziò a diffonderla intorno alla fine degli anni ’60.



LA LEGGE SUI L'ACQUISTO DELLE SOSTANZE NUTRIZIONALI  AD ALTE DOSI IN EUROPA



Negli Stati Uniti ha senz’altro giocato un ruolo favorevole il fatto che nel 1994 la legislazione, con il Nutritional Help and Education Act, i nutrienti non sono passati sotto la supervisione del FDA (Federal Drug Administration – l’equivalente di un Ministero della Sanità) che li voleva dichiarare come medicinale o ‘additivo’, liberalizzandone così la vendita come prodotti alimentari e aprendo dunque la possibilità di ricerca accademica in questo campo e tutto ciò che questo comporta.



In Europa, invece, all’infuori dell’Olanda (che recentemente ha introdotto una chiara legislazione che si attiene al principio della libertà di formulazione per quanto riguarda gli elementi essenziali, con l’eccezione della vitamina A e D per le quali è stato stabilito un dosaggio massimo, in quanto un sovradosaggio potrebbe determinare del problemi) e dell’Inghilterra (che ‘storicamente’ vende liberamente i nutrienti come alimenti).

Gli altri Paesi, per lo meno a livello ufficiale, si attengono ancora ai dosaggi illustrati nell’RDA/LARN (i cosiddetti dosaggi minimi consigliati), mentre si attende che la CEE, attraverso il Comitato Scientifico (Scientific Committee on Food), determini le nuove regolamentazioni che, in molti ormai, stanno attendendo.



LA LEGGE SUI L'ACQUISTO DELLE SOSTANZE NUTRIZIONALI AD ALTE DOSI IN ITALIA

Un interessante articolo su come viene affrontato in Italia questo argomento è apparso nella rivista del settore L’integratore nutrizionale, 1/1999,edito da C.E.C di Milano. L’autore, Josef Hasselberger del PRO.SA.NA di Roma, così scrive:

“Si è posto negli anni e si pone ancora il problema della situazione legale dei prodotti vitaminici ad alto dosaggio in Italia. (…) La legislazione italiana non prevede espressamente il prodotto vitaminico ad alto dosaggio non medicinale e da questa lacuna sorgono dei problemi, sia per il commercio di questi prodotti che per la produzione italiana. (…) In Italia finora è andata così: il Ministero della Sanità ha stabilito ufficialmente che la sua posizione è quella dei limiti collegati all’RDA, ma in realtà non ha potuto (o non ha voluto) eliminare dal mercato italiano una serie di prodotti ad alto dosaggio che, in altri paesi dell’Unione Europea, sono di libera vendita.

Così il mercato si è sviluppato e oggi esiste in Italia una nutrita schiera di consumatori attenti alla salute e alla prevenzione, che regolarmente assume alti dosi di vitamine. 
Questi consumatori (oltre un milione, secondo una stima non ufficiale) sono molto ben informati e basano la loro scelta in genere su consiglio di esperti nutrizionisti e operatori delle medicine naturali (medici, farmacisti e anche erboristi), oppure sulla letteratura. Sono infatti moltissimi i libri in commercio che consigliano l’assunzione di dosi alte, mentre altri le sconsigliano.

La scelta dei consumatori sembra perciò ben meditata, venendo da una valutazione di informazioni contrastanti che sono oggi disponibili. (…)

La situazione suddetta, ‘tipicamente italiana’, del consumo delle vitamine ad alti dosaggi, si scontra con una prassi amministrativa apparentemente molto restrittiva. Lasciando al Ministero l’arduo compito di arrivare a delle definizioni più precise, l’autore continua spiegando che “l’Italia fa parte di una comunità economica (e politica) basata su accordi tra gli stata membri, e uno dei principi sui quali questa unione si basa è quello della libera circolazione delle merci”, di conseguenza ciò che viene liberamente venduto in un altro paese della Comunità può circolare liberamente anche in un altro.

“Secondo il Trattato dell’Unione Europea, le autorità sanitarie dei singoli paesi possono intervenire per limitare la libera circolazione delle merci nei casi in cui ci siano delle fondate preoccupazioni per la salute dei cittadini: sinora però non sono state avanzate preoccupazioni di questo tipo. 


Non esistono evidenze che dosaggi più alti dell’RDA, come si trovano ormai in commercio, siano dannosi per la salute. Esistono per altro lavori scientifici che testimoniano la sicurezza di dosaggi vitaminici anche elevati. In conclusione l’unica limitazione sul dosaggio di sostanze nutrienti del prodotto alimentare è quella basata sulla sicurezza del prodotto. Quando un alimento è pericoloso per la salute dei consumatori è giustissimo che le autorità intervengano. Quando invece queste preoccupazioni non sussistono, una limitazione imposta a causa di ‘ragioni storiche’ non è legittima e cozza contro il diritto alla libertà di scelta dei consumatori. (…)

È sempre più evidente che esiste anche in Italia un numero elevato di consumatori dei prodotti vitaminici ad alto dosaggio ben informati e ben determinati a non farsi soffocare da una eccessiva vocazione protettiva, un atteggiamento da ‘tata’ da parte delle autorità. (…)


I consumatori europei hanno il diritto acquisito di prendersi cura della propria salute e di acquistare i prodotti necessari nei paesi dove questi prodotti sono liberamente disponibili, anche in quei paesi dove il prodotto vitaminico viene ‘tollerato’ più o meno.”



IL NOSTRO ‘RICCO’ CIBO POVERO

L’inquinamento ambientale ed uno stile di vita incongruo contribuiscono in varia misura ad alterare il nostro stato di salute, intendendo con questo termine non la semplice assenza di malattia, ma la sensazione percepita e l’evidenza oggettiva di completo benessere psico-fisico e socio-culturale, in armonia con la Natura e l’ambiente che ci circonda.


In particolare, agenti fisici (radiazioni ultraviolette, campi elettromagnetici, etc.), agenti chimici (benzene, idrocarburi clorurati, diossina, pesticidi, prodotti della combustione del fumo di sigaretta, metalli pesanti, etc.) ed agenti biologici (virus, batteri, funghi, tossine, etc.) minano continuamente le funzioni del nostro organismo fino a favorire o causare l’insorgenza di numerose malattie, non solo attraverso un’interazione diretta con i nostri sistemi biologici ma anche indirettamente, contaminando l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e gli alimenti di cui ci nutriamo.

Gravi le ripercussioni che tutto ciò comporta sulla qualità della nostra vita. Persino i pensieri che evochiamo e le emozioni che proviamo, infatti, possono risultare negativamente condizionati.

Il nostro cibo non è più così ricco di elementi nutrizionali. La terra, le acque, l’aria e l’atmosfera sono decisamente cariche di elementi nocivi (Vedi atti del convegno internazionale “Ambiente e salute” tenutosi a Milano il 24 e il 25 maggio 1997 da Evergreen Scuola della Salute).

La costante, assimilazione dell’organismo di queste sostanze tossiche porta a un accumulo che si manifesta poi in immancabili patologie. Tuttavia, questa indiscutibile situazione non viene effettivamente riconosciuta dall’interessato perché la strisciante intossicazione, che avviene nell’organismo umano, è lenta e spesso occulta. Gli effetti, infatti, non sono immediatamente rimandabili alle cause che li hanno generati. Un avvelenamento acuto, per esempio, si può riscontrare nel giro di poco tempo. Un avvelenamento da materie tossiche nell’ambiente si manifesta, invece, nel giro di mesi, anni, a volte decenni.

  • I metalli tossici accumulati nel corpo - come piombo, cadmio, mercurio, platino, nickel, alluminio, ecc. - non sono ‘solo’ la causa di una lenta intossicazione, ma al contempo distruggono gli elementi nutrizionali essenziali e stimolano una ulteriore produzione di radicali liberi nocivi.

  • Un punto negativo da non sottovalutare, è determinato dal fatto che i metalli tossici presenti nell’organismo impiegano dai 13 ai 38 anni per essere effettivamente eliminati. Il solo esame del sangue non rivela la presenza di questi elementi in quanto, dopo poche ore dall’assimilazione, questi metalli pesanti vengono trasferiti dal sangue ai tessuti molli. Un esame condotto su 50 poliziotti urbani svizzeri. Ai poliziotti venne fatto un primo esame del sangue subito dopo il loro servizio nel traffico cittadino e un secondo dopo otto ore. Nel secondo test non c’era più traccia di metalli tossici nel sangue!


  • Oltre alle sostanze tossiche presenti nell’ambiente inquinato, si stanno ora appurando gli effetti deleteri delle onde elettromagnetiche(apparecchi elettrici, telefonini, ecc.). Questi, disturbando i campi magnetici degli organismi viventi, sono fonte preoccupante di scompensi organici. Da studi svolti nei laboratori di ricerca si è evidenziato come, per esempio, le cellule del sistema immunitario vengano decisamente modificate dalle radiazioni elettromagnetiche (Prof. Settimo Grimaldi del CNR di Roma).


Come se tutto ciò non bastasse, il nostro cibo, che dovrebbe poterci garantire l’apporto di sostanze nutrizionali, viene ulteriormente impoverito attraverso la lavorazione industriale. 
Il dott. Roberto Bazzanella, specialista in Ematologia Clinica e di Laboratorio di Milano, in un suo articolo su Vitamine, carenze ed integrazione, apparso sulla rivista del settore.

I trattamenti ad alte temperature sono responsabili di perdite vitaminiche importanti: i vegetali, per esempio, quando vengono ‘sbiancati’ (un processo tecnologico utilizzato per diminuire la carica batterica degli alimenti e per ‘fissare’ il colore degli stessi) possono perdere il 15/60% del contenuto di vitamina C, il 5/30% di B1 e il 10/40% di B2. 

La sterilizzazione ad alte temperature e la pastorizzazione del latte possono indurre perdite di vitamina C fino al 20%, mentre non si hanno perdite significative di vitamine A e D. I processi di disidratazione, se non condotti con opportuni accorgimenti durante le fasi preliminari, possono essere responsabili del depauperamento vitaminico degli alimenti. 

Il surgelamento e la conservazione dei cibi a –18°C, al contrario, non comportano perdite eccessive di vitamine, tuttavia la temperatura sembra essere un fattore limitante, poiché il semplice aumento di pochi gradi centigradi, ad esempio la conservazione a –9°C, provoca in poche settimane la perdita fino al 50% delle vitamine ossidabili.”

  • L’Integratore Nutrizionale, n.2 1999, CEC edizioni di Milano, così scrive: “I diversi trattamenti cui sono sottoposti i cibi, per la cottura e la conservazione, possono ridurre il contenuto vitaminico degli alimenti. Durante le normali operazioni di cottura in acqua delle verdure fresche, si può andare incontro a perdite vitaminiche fino al 60/70%. (…) I processi tecnologici ed industriali cui vengono sottoposti gli alimenti, per assicurarne la conservazione ed evitarne la contaminazione batterica, influiscono negativamente sul contenuto vitaminico degli stessi.

    È dunque chiaro che il nostro cibo non è più così ricco di sostanze nutrizionali e gli alimenti che noi ingeriamo non sono più in grado di arricchire il nostro sangue e mantenere in uno stato di benessere il nostro intero organismo. 

    La condizione di globale inquinamento ambientale e la povertà del cibo di cui oggi disponiamo, porta l’organismo a necessitare di maggiori elementi nutrizionali per poter riuscire a far fronte al peso di questo aumentato stress fisiologico. Se ciò non avviene si instaurano, subdolamente e nel tempo, le carenze nutrizionali. 


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GLI ESAMI ORTOMOLECOLARI DI LABORATORIO - UN PAZIENTE PUÒ ESSERE MALATO PUR PRESENTANDO DEI VALORI NORMALI NEGLI ESAMI DI LABORATORIO STANDARD

Gli esami di laboratorio standard rivelano troppo tardi, e a volte mai, le diversità metaboliche avvenute. Perciò gli esami ortomolecolari di laboratorio rappresentano un grosso passo in avanti e un notevole ampliamento delle possibilità diagnostiche del medico.

Le differenze metaboliche, gli stati di carenza e le situazioni di disturbo, spesso possono venire riconosciute ancora prima della loro effettiva manifestazione in una malattia. Si può dunque affermare che le analisi ortomolecolari sono utili al medico non solo per una mirata terapia individuale ma anche come efficiente strumento di precoce prevenzione.


LA DIFFERENZA FRA LA PREVENZIONE CONVENZIONALE E QUELLA ORTOMOLECOLARE

Prevenzione convenzionale: ? Diagnosi precoce di una malattia, vaccinazioni, protezione contro gli incidenti, difesa da tossicodipendenze
Prevenzione ortomolecolare: Mantenimento della salute e dell’equilibrio del metabolismo.
Insieme ai consigli dietetici, la somministrazione mirata di sostanze nutrizionali ortomolecolari può ridurre notevolmente il rischio di future malattie.




I VANTAGGI OFFERTI DAGLI INTEGRATORI ORTOMOLECOLARI

Per lo sviluppo dei prodotti ortomolecolari si preferisce scegliere quelle sostanze necessarie alla salute che generalmente sono presenti nel nostro organismo e nei cibi sani. 

Nella preparazione delle sostanze nutrizionali ortomolecolari si cerca di evitare, dove ciò è fattibile, l’utilizzo di elementi estranei all’organismo. 

Inoltre, non bisogna dimenticare che in un prodotto di sostanze nutrizionali i vari elementi devono essere presenti in un rapporto equilibrato e sinergico tra loro, così da corrispondere alle necessità fisiologiche dell’organismo. Per es. calcio e magnesio dovrebbero essere in un rapporto di ca. 2-3:1; oppure lo zinco e il rame in un rapporto di almeno 5-6:1. Prodotti squilibrati assunti per lungo tempo possono sbilanciare il metabolismo o portare a un diminuito assorbimento di altre sostanze nutrizionali.

I prodotti ortomolecolari rispettano, in generale, queste relazioni fra gli elementi».
A cura della Fondazione per lo Sviluppo Internazionale della Medicina Ortomolecolare e della Micronutrizione di Rapperswil, Svizzera
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Evoluzioni


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