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Il
seguente estratto mostra, attraverso l'esposizione di studi clinici e quindi di
dati reali, come importanti disturbi quali
AUTISMO, EPILESSIA, RITARDO MENTALE, SCHIZOFRENIA E MALATTIE MENTALI
IN GENERE, si possano prevenire, migliore o curare con elevate dosi di
vitamine. Questo testo vuole essere solo un mezzo per far conoscere una realtà
(quella della cura con elevatissime dosi di vitamine) che esiste da moltissimi
anni, nata e sviluppatasi negli Stati Uniti grazie al due volte premio nobel
Lius Pauling. Gli enormi risultati positivi ottenuti dagli studiosi americani
sono purtroppo stati offuscati dalla medicina ufficiale e dalle case
farmaceutiche. (Gli studiosi Hoffer e
Osmond; Hawkins, Cheraskin, Ringsdorf; Philpott, Pfeiffer, Dickey,
Lesser, e molti altri).
Questo
testo vuole essere uno spunto per la vostra ricerca personale su internet,
libri, personale medico, ospedali e centri clinici (all'estero) che applicano
le conoscenze della medicina ortomolecolare.
Si
sconsiglia il "FAI DA TE".
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Estratto dal libro di Linus pauling
Di tutti gli organi del corpo umano, il cervello è il più
sensibile alla sua composizione molecolare; è noto che il corretto
funzionamento del cervello richiede la presenza di molti tipi diversi di molecole
nelle giuste concentrazioni.
Nella nona edizione dell'Enciclopedia Britannica (1881) La
pazzia veniva definita come una malattia cronica del cervello che induce
sintomi di disturbi mentali cronici. L'autore dell'articolo, il dottor J.
Batty Tuke, che insegnava alla Scuola di Medicina di Edimburgo, proseguiva
affermando: Tale definizione ha il grande vantaggio pratico di tener presente
allo studente
il fatto primario che la pazzia è il risultato di una malattia
del cervello, e non è un mero disordine immateriale dell'intelletto.
Ai primordi della medicina era ammesso generalmente il carattere
corporeo della pazzia mentale, e solo allorché la superstiziosa ignoranza del
Medio Evo offuscò le deduzioni scientifiche (anche se assolutamente non sempre esatte)
dei primi autori, nacquero delle teorie che ne affermavano il carattere
puramente psichico.
Nel 1929, quando fu pubblicata la quattordicesima edizione
dell'Enciclopedia Britannica, la situazione era mutata, soprattutto a causa
dello sviluppo della psicoanalisi di Sigmund Freud. La precedente definizione
di pazzia era stata tolta e sostituita da una discussione svolta da due punti
di vista: quello della scuola materialista, che sosteneva l'intervento di
cambiamenti strutturali nel cervello, e quello della scuola psicogena, che
sosteneva che la pazzia è dovuta ad anomalie dell'Io e che i cambiamenti
strutturali del cervello osservati in certe forme di pazzia sono dovuti a una
mentalità pervertita.
Ancora oggi, quando ormai siamo perfettamente a conoscenza
dell'azione dei farmaci psicotropi, dei tumori al cervello, delle lesioni
cerebrali, dei virus lenti, della carenza vitaminica e di altri fattori
che influiscono sul funzionamento del cervello, vi sono persone che praticano
la psicoanalisi ignorando del tutto il cervello, e cercando solo di trattare
l'Io.
Quando fu introdotto l'uso della vitamina B3 (dal 1920
bevendo il latte, dopo il 1940 mangiando pane fatto con farina arricchita di
tale vitamina), essa ha guarito migliaia di malati di pellagra dalle loro
psicosi, oltre che dalle manifestazioni fisiche della loro malattia. Per questo
scopo bastano piccole dosi; la RGR del Consiglio Nazionale delle Ricerche degli
Stati Uniti è di 17 mg. al giorno (per un paziente di sesso maschile, del
peso di 70 kg). Nel 1939 Cleckiey, Sydenstricker e Geeslin riferirono di aver
trattato con successo diciannove pazienti, e nel 1941 Sydenstricker e Cleckiey
riferirono di aver trattato con analogo successo ventinove pazienti, affetti da
gravi sintomi psichiatrici, usando dosi moderatamente forti di acido nicotinico
(da 0,3 a 1,5 g. al giorno). Nessuno
di questi pazienti presentava i sintomi fisici della pellagra o
di altre forme di avitaminosi.
Più di recente altri ricercatori hanno riferito l'uso di acido
nicotinico e di nicotinamide nel trattamento di malati mentali. Tra questi
spiccano il dottor Abram Hoffer e il dottor Humphry Osmond, che dal 1952 in poi
hanno sostenuto e adottato l'uso dell'acido nicotinico in dosi elevate, in
associazione alla terapia convenzionale, nel trattamento della
schizofrenia. Il loro lavoro, che ha acceso il mio interesse per le vitamine,
sarà discusso a fondo più avanti.
Una carenza di vitamina B12 , la cobalamina, quale ne sia la
causa (anemia perniciosa; una mancanza di origine genetica del fattore del
succo gastrico che è indispensabile per convogliare la vitamina nel sangue;
l'infestazione della tenia nel pesce Diphyllobothrium, il cui elevato
fabbisogno di questa vitamina causa deprivazione nell'ospite; o ancora, una
flora batterica eccessiva, con un alto fabbisogno di questa vitamina)
porta alla malattia mentale, spesso più pronunciata delle conseguenze
fisiche. La malattia mentale associata all'anemia perniciosa frequentemente
appare anni prima che si sviluppi l'anemia stessa.
Tutte queste manifestazioni di grave carenza della vitamina B12
sono naturalmente controllate dalla sua somministrazione in quantità adeguate.
Anche dal punto di vista epidemiologico, sembra provato che una carenza anche
moderata di vitamina B12 può provocare la malattia mentale.
Edwin, Holten, Norum, Schrumpf e Skaug. (1965) hanno misurato la
quantità di vitamina B12 nei siero di tutti i pazienti sopra ai trent'anni
ricoverati in un ospedale psichiatrico in Norvegia nel corso di un intero
anno. Su 396 pazienti, il 5,8 percento (23) aveva una concentrazione
patologicamente bassa di vitamina Bl2, inferiore ai 101 picogrammi (1
picogrammo = 1/1.000.000.000.000 di g.) per millilitro; nel 9,6 per cento dei
pazienti (38), la concentrazione era sotto la norma (da 101 a 150 pg. per
millilitro).
La concentrazione normale va da 150 a
1300 pg. per millilitro. L'incidenza di livelli patologicamente bassi e al di sotto della
norma di vitamina Bl2 nel siero di questi pazienti, pari al 15,4 per cento, è
circa trenta volte quella presente nella popolazione in generale, che è circa
dello 0,5 per cento (stimata in base alla frequenza dell'anemia perniciosa
nella zona, 9,3 casi su 100.000 persone all'anno).
Altri ricercatori hanno anche riferito un'incidenza ancora
maggiore di basse concentrazioni di vitamina Bl2 nel siero di pazienti con
problemi mentali rispetto alla popolazione nel suo insieme
e hanno suggerito che la carenza di vitamina B12, quale ne sia
l'origine, può provocare la malattia mentale.
Queste osservazioni indicano che un aumento nell'assunzione
di vitamina B12 e delle altre vitamine potrebbe far parte del trattamento di
tutti i malati mentali. La vitamina può essere presa per bocca, salvo nel
caso dei malati di anemia perniciosa, che devono assumerla sotto forma di
iniezioni.
RELAZIONE TRA QUOZIENTE DI INTELLIGENZA (QI) E VITAMINE
Una ricerca interessante sulla relazione tra l'intelligenza,
quale risulta indicata dai test standard di capacità mentale, e la
concentrazione dell'acido ascorbico nel plasma sanguigno è stata riferita da Rubala
e Katz (1960). I soggetti erano 351 studenti di quattro scuole (dagli asili
infantili all'università) in tre città. Inizialmente essi furono suddivisi in
un gruppo che possedeva più acido
ascorbico (più di 1,10 mg. di acido ascorbico per 100 ml di
plasma sanguigno) e in un gruppo che ne aveva meno (meno di 1,10 mg. per 100
ml) in base ad analisi di campioni di sangue.
Vennero quindi selezionati 72 soggetti in ciascun gruppo, con
cui si formarono delle coppie che si equivalevano come situazione
socio-economica (reddito familiare, educazione del padre e della madre). Si
riscontrò che il quoziente d'intelligenza (QI) medio del gruppo che possedeva
più acido ascorbico era superiore rispetto a quello del gruppo che ne possedeva
meno in ognuna delle quattro scuole; in tutte le 72 coppie di soggetti, i
valori del QI medio erano rispettivamente 113,22 e 108,71, con una differenza
media di 4,51.
La probabilità di riscontrare una differenza così grande con
questo test in una popolazione uniforme è inferiore al 5 per cento; quindi la
differenza osservata nei QI medi dei due gruppi è
statisticamente significativa. I soggetti dei due gruppi ricevettero per
sei mesi del succo d'arancia supplementare; poi vennero ripetuti i test.
Per coloro che appartenevano al gruppo che possedeva maggior
concentrazione di acido ascorbico nelplasma i QI medi erano migliorati di ben
poco (0,002 unità), mentre gruppo erano cresciuti di 3,54 unità. Anche questa
differenza è statisticamente significativa, e la sua probabilità di costituire
una fluttuazione casuale è inferiore al 5 per cento in una popolazione
uniforme.
La ricerca fu proseguita durante un secondo anno scolastico con
32 coppie (64 soggetti), con risultati analoghi. Il rapporto tra QI medio
e concentrazione media di acido ascorbico nel plasma sanguigno per questi
soggetti, misurato quattro volte durante un
periodo di vari mesi, è riportato nella seguente tabella.
Questi risultati indicano che il QI è
salito di 3,6 unità in corrispondenza di un aumento del 50 per cento della
concentrazione dell'acido ascorbico nel plasma (da 1,03 a 1,55 mg. per 100
ml). Tale aumento può essere ottenuto da molte persone adulte
incrementando l'assunzione di acido ascorbico di 50 mg. al giorno (da 100
a 150 mg. giornalieri).
Rubala
e Katz concludono che parte della differenza nelle prestazioni del test di
intelligenza è determinata dallo stato nutrizionale temporaneo
dell'individuo, almeno per quanto riguarda agrumi e altri alimenti che
forniscono acido ascorbico. Essi suggeriscono che la prontezza e l'acume
mentali diminuiscano se diminuisce il rifornimento di acido ascorbico.
Dal grafico non risulta che il massimo delle capacità mentali è
stato raggiunto in corrispondenza del valore di 1,55 mg. di acido
ascorbico per 100 ml di plasma sanguigno. Questa concentrazione
corrisponde, per un adulto delpeso di 70 kg, all'inge stione di circa 180 mg.
di acido ascorbico al giorno. Ne deduco che, per raggiungere una prestazione
mentale massima, la dose quotidiana di acido ascorbico dovrebbe essere
almeno tripla rispetto ai 60 mg. raccomandati dal Comitato per
l'Alimentazione e la Nutrizione, e almeno nonupla rispetto ai 20 mg.
raccomandati dall'autorità inglese corrispondente.
Le persone differiscono l'una dall'altra per la loro capacità di
adattarsi al
mondo e agli altri. Per molte persone l'incapacità è innata,
come si osserva nei
bambini affetti da ritardo mentale, da lentezza
nell'apprendimento e da difficoltà
a pensare con chiarezza. Circa 15 milioni di persone negli Stati
Uniti presentano
una deficienza mentale; per qualcosa come 2 milioni di loro tale
deficienza
viene classificata come grave. Il costo dell'assistenza a questi
ultimi soggetti
viene valutato come superiore a 50 miliardi di dollari all'anno.
COME PREVENIRE E MODIFICARE IL DANNO GENETICO DEL RITARDO
MENTALE CON LE VITAMINE
Molte delle cause del ritardo mentale
sono oggi note, e per alcune si sa
come prevenire o modificare il danno genetico. Un esempio è quello della
fenilchetonuria,
derivante da un'incapacità di produrre l'enzima che catalizza
la conversione della fenilalanina in un altro aminoacido, la tirosina.
Entrambi questi aminoacidi sono presenti nelle proteine del nostro cibo. Un
bambino affetto da fenilchetonuria ha un eccesso di fenilalanina e una
carenza di tirosina nel sangue. Ciò interferisce con un corretto
sviluppo e funzionamento del cervello, provocando ritardo mentale. Se poco
dopo la nascita si fa seguire al bambino una dieta speciale a basso
contenuto di fenilalanina e se lo si tiene a dieta per parecchi anni, il
ritardo non si manifesta.
La sindrome di Down (trisomia 21 o
mongolismo) è dovuta a un'anomalia
genetica: le cellule della persona contengono tre, anziché due,
cromosomi 21
(uno fra i più piccoli cromosomi). Le persone che hanno questa
anomalia tendono,
di conseguenza, a produrre il 50 per cento in più di molti
enzimi, che
sono programmati dalle centinaia di geni presenti nel cromosoma
21. Queste
persone presentano quindi parecchie anomalie. Sono piccole di
statura; hanno
una testa di forma insolita, anormalmente grande; anche la forma
delle mani e
dei piedi presenta delle anomalie; la lingua è grossa e
sporgente. Gli occhi obliqui,
con l'angolo interno coperto da una piega della pelle
(epicanto), hanno fatto
sì che in origine a questa condizione venisse dato il nome di
mongolismo.
Circa un terzo di loro soffre di patologie cardiache congenite;
l'incidenza della
leucemia è superiore alla norma; tutti questi problemi portano
spesso a una
morte precoce. Quelli che sopravvivono presentano in età adulta
un invecchiamento
accelerato e solitamente muoiono tra i quaranta e i
sessant'anni.
Sono gravi ritardati mentali, con un QI generalmente inferio re
a 50. L'incidenza
delle nascite di questi bambini da madri giovani è circa di uno
su duemila
parti, ma essa sale a circa uno su ventidue parti se la madre ha
più di quarant'anni.
Un importante problema medico e scientifico è quello di trovare
un trattamento
per queste anomalie genetiche a partire dall'infanzia, in modo
da prevenire
gran parte sia del ritardo mentale sia delle anomalie fisiche,
come la bassa
statura e l'aspetto fuori dal normale. Io ritengo che oggi
possiamo considerare
questo obiettivo in parte raggiungibile, attraverso misure
nutrizionali e ortomolecolari.
Anche una parziale diminuzione della gravità del ritardo mentale
può
essere molto importante.
Un aumento del QI da 50 a 70
(normale basso) può
far passare da una vita di dipendenza dagli altri all'autosufficienza.
La
dottoressa Ruth F. Harrell, della Old Dominion University, di Norfolk,
in Virginia, insieme con i suoi collaboratori Ruth Capp, Donald
Davis, Julius
Peerless e Leonard Ravitz, ha eseguito una ricerca a doppio
cieco sull'effetto
della somministrazione di una miscela di diciannove vitamine
e minerali a 16
bambini mentalmente ritardati tra i cinque e i quindici anni (6 maschi e 10
femmine)
(Harrell ecolleghi, 1981).
I loro valori iniziali di QI, ottenuti dalla media di
misurazioni effettuate
da tre o più psicologi, variavano da 17 a 70, con un valore
medio di 47,7.
I soggetti furono divisi a caso in due gruppi. Durante
i primi quattro mesi
della ricerca a doppio cieco, i 6 soggetti del primo gruppo
ricevettero sei compresse al giorno di un complesso
vitaminico-minerale, e i 10
soggetti del secondo gruppo ricevettero sei compresse al giorno
di placebo;
poi, per altri quattro mesi tutti i soggetti ricevettero le
compresse del complesso.
A ispirare la Harrell è stato il professor Roger J. Williams,
dell'università del Texas,
colui che nel 1933 scoprì l'acido pantotenico; egli scriveva che
un aumento
nell'assunzione di importanti fattori nutritivi poteva essere
d'aiuto nel
controllo di alcune malattie genetiche (Williams, 1956). In
seguito, la Harrell
aveva effettuato un esperimento con un bambino di sette anni
gravemente
ritardato, che portava ancora i pannolini come un bambino
piccolo, non sapeva
parlare e aveva un QI intorno a 25-30.
Un biochimico, la dottoressa Mary
B. Allen, studiò la formula di minerali
e vitamine che è riportata nella
seguente tabella.
Dosi giornaliere di vitamine e minerali supplementari:
(sei compresse)
Vitamina A palmitato 15.300 Ul
Vitamina D (colecalciferolo) 300 Ul
Tiamina mononitrato 300 mg
Ribof lavina 200 mg
Niacinamide 750 mg
Pantotenato di calcio 490 mg
Cioridrato di piridossina 350 mg
Cobalamina 1000 mg
Acido f olico 400 mg
Vitamina C (acido ascorbico) 1500 mg
Vitamina E (d-a-tocoferil succinato) 600 Ul
Magnesio (ossido) 300 mg
Calcio (carbonato) 400 mg
Zinco (ossido) 30 mg
Manganese (gluconato) 3 mg
Rame (gluconato) 1,75 mg
Ferro (f umarato f erroso) 7,5 mg
Fosf ato di calcio (CaHPO,,) 37,5 mg
loduro (KI) 0,15 mg
Le compresse contenevano inoltre come eccipienti: cellulosa
microcristallina, povidone, acido stearico, silicoalluminato di
sodio, idrossipropilmetilcellulosa, glicol-propilenico gel di
silice,
glicol-polietilenico biossido di titanio, acido oleico,e fosfato
sodico tribasico. Le compresse di piacebo contenevano
lattosio, cellulosa microcristallina, acido stearico, povidone
e glicol-propilenico.
Nel corso del trattamento, il bambino
cominciò ben presto a parlare, e in
poche settimane imparò a leggere e
scrivere. Due anni dopo se la cavava assai
bene con le materie scolastiche, e
aveva un QI misurato intorno a 90. La Allen
somministrava ai suoi pazienti anche
un'altra sostanza ortomolecolare, l'estratto
di tiroide, e 14 dei 16 bambini della
sua ricerca ne ricevettero in dosi da 30 a
120 mg. al giorno.
I risultati più importanti sono mostrati nel grafico sottostante.
Il gruppo che ricevette il supplemento per otto mesi mostrò un
aumento costante
del QI, da 46 a 61. L'altro gruppo di bambini non mostrò alcun
cambia -
mento durante i primi quattro mesi, e poi un aumento da 49 a 59
nei quattro
mesi successivi, quando fu dato loro il supplemento
vitaminico-minerale.
Da questi risultati possiamo dedurre che vi è una
ragionevole possibilità che un
bambino con gravi menomazioni mentali a cui venga somministrato, a partire
dai primi anni di vita, un supplemento vitaminico-minerale, accresca il suo QI
di 20 punti o più.
Gli incrementi maggiori ottenuti dalla Harrell e colle
ghi furono
di 24 punti (da 42 a 66), in otto mesi, e di 21 punti (da 50 a
71) in quattro
mesi, un accrescimento sufficiente per consentire a queste
persone di diventare
autosufficienti. Il miglioramento delle condizioni nutrizionali
ottenuto con la
somministrazione dei supplemento vitaminico-minerale, in una
dose di circa
trenta volte quella proposta dalla RGR per la vitamina C e in
dosi abbondanti
per gli altri nutritivi, risulterebbe vantaggioso per chiunque:
la mia speranza è
che questo regime nutrizionale integrato venga fatto seguire a
tutti i bambini
ritardati. Il costo di 180 compresse, la dose di un mese, è
assolutamente
irrilevante in confronto alle spese necessarie per assistere una
persona
mentalmente ritardata.
Tre soggetti della ricerca della Harrell erano affetti dalla
sindrome di Down.
I loro valori iniziali di QI erano rispettivamente 42, 59 e 65;
gli aumenti del QI
ottenuti con la somministrazione del supplemento
vitaminico-minerale e tiroideo
furono rispettivamente 24 e 11 (in otto mesi, per i primi due
soggetti) e cir -
ca 10 (in quattro mesi).
Non esiste un trattamento convenzionale della sindrome di Down.
Il medico
che ha fatto i maggiori sforzi per migliorare questa condizione
è stato il dottor
Henry Turkel, di Detroit, nel Michigan. Egli ha riferito sul suo
lavoro in una
comunicazione indirizzata al Select Committee on Nutrition and Human
Needs
del Senato Statunitense, presieduta dal senatore George McGovern
(Turkel,
1977) e in un libro, New Hope for the Mentally Retarded Stymied by the
FDA
(Nuove speranze per i ritardati mentali Non autorizzato dal FDA)
(Turkel,
1972). Nel 1940, Turkel aveva cominciato a trattare i pazienti
affetti dalla sindrome
di Down con compresse da lui studiate, che contenevano
soprattutto sostanze
ortomolecolari: dieci vitamine, ... minerali, un aminoacido
(acido
glutammico), colina, inositolo, acido para-aminobenzoico,
tiroide, acidi grassi
insaturi ed enzimi digestivi. Queste sostanze erano destinate a
migliorare la salute
dei pazienti. Inoltre, il suo preparato conteneva varie sostanze
farmaceutiche
in dosi inferiori a quelle prescritte normalmente. Una di queste
è il pentetrazolo,
che stimola il sistema nervoso centrale. Un altro è
l'aminofillina, uno
stimolante del cuore. Non ne so abbastanza su tali farmaci per
permettermi di
commentare la loro efficacia in questi pazienti, ma è possibile
che. la loro azione
come stimolanti sia benefica.
Conosco il dottor Turkel, e posso garantire della sua buona
fede.
I risultati da lui riferiti sono impressionanti: molti tra i
bambini trattati presentano
una riduzione delle anomalie nello sviluppo, soprattutto delle
ossa; il
loro aspetto si dirige verso la normalità; la loro capacità
mentale e il loro comportamento
migliorano a tal punto che sono in grado di svolgere un lavoro e
mantenersi. Un rapido aumento della statura si verifica nel
periodo in cui prendono
le compresse, mentre si arresta se smettono di prenderle. La mia
conclu -
sione è che i rischi insiti in questo trattamento, o nel
trattamento con nutritivi
supplementari, è minimo, mentre i dati mostrano che i pazienti
ne traggono un
significativo beneficio. Negli Stati Uniti ci sono circa
trecentomila individui
affetti dalla sindrome di Down. Io ritengo che tutti,
specialmente i più giovani,
dovrebbero provare a prendere un supplemento nutrizio nale e
vedere in quale
misura esso sia loro di aiuto.
Turkel tratta i pazienti affetti dalla sindrome di Down del
Michigan, ma la
Food and Drug Administration non gli da il permesso di inviare
le sue compresse
fuori dai confini di quello Stato. Nel 1959 Turkel ha fatto
domanda per
la registrazione di un nuovo farmaco alla FDA, prassi necessaria
in quanto le
sue compresse contengono alcune sostanze farmaceutiche. La
domanda fu respinta,
e neppure i suoi tentativi successivi ebbero successo.
Il direttore del National Institute of Neurological
Diseases and Blindness (Istituto nazionale per
le malattie neurologiche e la cecità), parlando del trattamento
di Turkel ha dichiarato:
Da un punto di vista teorico, basandosi sugli effetti noti di
questi
preparati, che consistono in vitamine, minerali e altre sostanze
medicinali, i nostri
esperti hanno affermato di dubitare che essi, pur non essendo
nocivi, possano
essere di giovamento specifico nel trattamento del mongolismo
(Turkel,
1972, pagina ... . La FDA, nel respingere la richiesta di
registrazione del nuovo
farmaco, dichiarava: I fatti noti sul mongolismo precludono
qualsiasi ragionevole
speranza che i suoi prodotti siano di aiuto per questa
condizione, la
quale è causata da un difetto nella struttura cellulare di base.
Questo fatto, insieme
con la lunga storia degli insuccessi della scienza medica nella
ricerca di
un trattamento o di una cura per il mongolismo, suggerisce che
questa condizione
sia al di là di ogni speranza di un trattamento coronato da
successo mediante
il tipo di preparato che Lei raccomanda a tale scopo (Turkel,
1972, pagina
119).
Penso che questo atteggiamento delle
autorità mediche sia dovuto a
ignoranza, pregiudizi, incomprensione della natura delle vitamine e delle
sostanze
ortomolecolari, e a mancanza di speranza e di intuizione; sembra che
questi enti abbiano la ferma convinzione che nulla di nuovo possa venire
scoperto.
AUTISMO
L'autismo
è una malattia genetica che si manifesta nei primi due anni di vita in circa un
bambino su tremila (l'80 per cento dei colpiti è rappresentato da maschi).
Il bambino autistico vuole stare da solo, non sviluppa relazioni
sociali con i genitori o con altri. Ha problemi di linguaggio, si rifiuta di
parlare oppure parla in modo bizzarro. Compie dei rituali, oppone resistenza ai
cambiamenti e mostra un attaccamento insolito agli oggetti. Il suo QI è
solitamente basso; il bambino può andare soggetto a crisi di recrudescenza dei
sintomi; tra i bambini autistici, quelli che hanno un QI più alto traggono
vantaggio da una psicoterapia e da un'educazione speciale.
Non esiste una terapia convenzionale per l'autismo; parecchi
ricercatori, tuttavia, hanno riferito che la somministrazione di supplementi
vitaminici si erano rivelati efficaci. Il lavoro più significativo è stato
svolto dal dottor Bernard Rimland, uno psicologo che dirige l'Institute for Child
Behavior Research di
San Diego, in California (Rimland, 1973; Rimland, Callaway e
Dreyfus, 1977).
Rimland fece in modo che 190 bambini autistici venissero
osservati ventiquattr'ore su ventiquattro con l'aiuto dei genitori, cui era
richiesto di ottenere la collaborazione del medico curante del bambino o di un
altro medico del luogo; quest'ultimo doveva esercitare una supervisione in
loco, compilando mensilmente una relazione sulle condizioni del bambino
sottoposto a trattamento vitaminico.
Molti genitori incontrarono una tale resistenza alla
collaborazione da parte del medico che si chiese loro di abbandonare
l'impresa;ridusse il numero dei bambini nella relazione della ricerca dai
300 di partenza a soli 190. Per cinque settimane si somministrarono le compresse
ai bambini con gradualità: in seguito se ne diedero loro dieci al giorno, per
dodici settimane. Seguiva un periodo di due settimane senza trattamento, e
poi altre due settimane di dieci compresse al giorno. L'assunzione quotidiana
di nutritivi fornita da dieci compresse era di 1000 mg. di vitamina C, 1000 mg.
di niacinamide, 150 mg. di piridossina, 5 mg. di tiamina, 5 mg. di
riboflavina, 50 mg. di acido pantotenico, 0,1 mg. di acido folico, 0,01 mg. di
vitamina B12, 30 mg. di acido para-aminobenzoico, 0,015 mg. di biotina, 60
mg. di colina, 60 mg. di inositolo e 10 mg. di ferro. Il costo delle vitamine
era di circa 10 dollari al mese.
Genitori e medici fecero delle relazioni regolari, che furono
analizzate per valutare il miglioramento nel periodo di assunzione delle
vitamine, e il peggioramento nell'intervallo senza trattamento.
La conclusione a cui tale indagine
giunse fu che 86 dei 190 bambini (il 45 per cento) presentarono un
progresso o notevole o molto buono, o solo significativo; 78 (il 41 per cento)
presentarono un progresso un po' inferiore; 20 (l'11 per cento) non
presentarono alcun cambiamento e 6 (il 3 per cento) presentarono un
peggioramento.
Pertanto circa i tre quarti dei bambini trassero beneficio
dai supplementi nutrizionali, e solo il 3 per cento peggiorò. Vi furono indizi
che la vitamina B6 fosse particolarmente importante, così che venne
effettuata al proposito una ricerca a doppio cieco su quindici bambini (Rimland
e colleghi, 1977). Durante tale ricerca i bambini continuarono a prendere
gli stessi ingredienti (vitamine, minerali e sostanze farmaceutiche) che
prendevano prima della ricerca; ogni bambino, inoltre, riceveva per un
primo periodo o la vitamina B6 (da 75 a 800 mg. al giorno, con dosi
diverse nei vari bambini) o un placebo; e poi, in un secondo periodo,
l'inverso, cioè o un placebo o la vitamina B6. Per dieci bambini la valutazione
fu che essi avevano
tratto giovamento dall'assunzione della vitamina B6 (punteggio
medio + 24); uno non mostrò alcun cambiamento, mentre 4 peggiorarono (punteggio
medio -16).
I ricercatori conclusero che la
vitamina B6 sembra essere un agente sicuro, con un'efficacia potenziale nel
trattamento dei bambini autistici.
La mia opinione, basata su queste
ricerche di Rimland e collaboratori, è che il trattamento ortomolecolare con
vitamine e minerali dovrebbe essere sperimentato su qualsiasi
bambino autistico, in quanto esso ha la possibilità di indurre cambiamenti
significativi senza rischi di effetti collaterali dannosi, i quali
fungono solitamente da deterrente per la prova di farmaci.
EPILESSIA
L'epilessia è un disturbo cerebrale ricorrente che si manifesta
con brevi attacchi
di alterazione della coscienza, per lo più come crisi convulsiva
con perdita della coscienza e scatti nelle estremità. Le crisi convulsive
possono essere provocate da farmaci e da mancanza di ossigeno, ma la vera
causa delle crisi epilettiche non è nota. Ne è affetto circa il 2 per cento
della popolazione americana.
Il trattamento convenzionale consiste nell'uso di farmaci
anticonvulsivanti (difenilidantoina, fenobarbital e vari altri).
Solitamente questo trattamento è efficace, ma può dare effetti collaterali
piuttosto sgradevoli.
Nella sua ricerca sul rapporto tra integrazione nutrizionale e ritardo mentale,
la Harrell ha notato che tre dei bambini affetti da crisi convulsive non
ebbero attacchi durante i quattro o otto mesi in cui presero il
supplemento di vitamine e minerali.
Essa
studiò altri sette bambini affetti da crisi convulsive, dando loro il
supplemento
per un mese, e anch'essi non ebbero attacchi durante quel
periodo. La sua richiesta di un finanziamento da parte dei National Institutes
of Mental Health per una ricerca più estesa fu respinta. I disturbi affettivi
sono una forma di malattia mentale che implica un sentimento,
o un'emozione, o una perturbazione, che si manifestano come
risposta e reazione inadeguate alle circostanze oggettive contingenti.
SCHIZOFRENIA, DEPRESSIONE ED ALTRI DISTURBI
MENTALI
Molta
informazione sul rapporto tra nutrizione e malattia mentale si trova
nei trentun articoli di trentasette autori del libro del 1973 Orthomolecular
Psychiatry:
Treatment of Schizophrenia (Psichiatria ortomolecolare: trattamento
della schizofrenia).
I disturbi schizofrenici sono forme di disordini affettivi
che tendono a cronicizzarsi; essi sono contraddistinti da vari sintomi
psicotici, come autoinganni, allucinazioni, o un
cattivo funzionamento mentale che dura per un certo tempo. Tutti
hanno periodi di tristezza, di depressione e di dolore dopo la morte di una
persona cara o dopo una delusione, come tutti hanno periodi di euforia
dopo un successo o il raggiungimento di un obiettivo. È solo quando questi
periodi durano troppo a lungo, quando lo stato d'animo è molto intenso,
quando il soggetto non risponde
alle rassicurazioni e ad altri tentativi di aiuto, che lo si può
definire come psicotico e sofferente di un disturbo affettivo. La
schizofrenia e altri disordini affettivi sono le malattie mentali più
gravi. Si stima che circa il 12 per cento dei maschi e il 18 per cento
delle femmine soffrano di qualche forma di disordine affettivo
clinicamente significativo nel corso della propria vita, mentre circa il 2
per cento attraversa uno o più episodi schizofrenici.
I disordini affettivi (depressione, eccitamento, episodi
schizofrenici) hanno
un gran numero di cause, tra cui l'assunzione di alcuni farmaci
(contraccettivi
steroidei, altri steroidi, l-dopa, reserpina, cocaina, sedativi,
anfetamine e altri
ancora) e alcune malattie (influenza, epatite, mononucleosi,
encefalite, tubercolosi,
sifilide, sclerosi multipla, cancro e altre). Altre cause sono
le carenze vitaminiche
di vitamine del gruppo B o una risposta allergica a certi cibi,
a prodotti
chimici e ad altri fattori ambientali (Hoffer e Osmond, 1960;
Hawkins e
Pauling, 1963; Cheraskin e Ringsdorf, 1974; Philpott, 1974; Pfeiffer,
1975;
Dickey, 1976; Lesser, 1977). Il modo migliore per tenere sotto
controllo queste
psicosi consiste nel trovarne le cause ed eliminarle. Anche un
miglioramento
nutrizionale risulta spesso efficace.
La depressione maniacale viene solitamente trattata con composti
di litio.
Questo elemento è presente nella crosta terrestre solo in
piccole quantità, lo
0,01 per cento, assai meno del sodio (2,8 per cento) o del
potassio (2,6 per cento).
Gli ioni del litio possono agire sul sistema nervoso centrale
interferendo
con il moto degli ioni di sodio e degli ioni di potassio. Per
quanto se ne sa fino
a oggi, il litio non è necessario per la vita e probabilmente
non lo si dovrebbe
considerare come una sostanza ortomolecolare. Durante gli ultimi
vent'anni un
gran numero di giovani è stato colpito da psicosi in seguito
all'uso di droghe
psichedeliche: pillole per tirarsi su, tranquillanti, cocaina,
droghe pesanti, probabilmente
anche marijuana. Molti di questi giovani sono guariti, al punto
da
poter condurre una vita normale, ingerendo regolarmente vitamine
e minerali
nelle dosi ottimali.
La prima ricerca a doppio cieco in campo psichiatrico è stata
quella effettuata
da Osmond e Hoffer presso lo Saskatchewan Hospital e presso
l'University
Hospital di Saskatoon, ricerca che ho citato nel capitolo 3.
Osmond e il dottor
John H. Smythies avevano formulato l'ipotesi che la schizofrenia
potesse
essere causata dalla produzione, nell'organismo, di una sostanza
dotata di proprietà
psicotrope simili a quelle della mescalina e della dietilamide
dell'acido
lisergico (LSD), forse attraverso reazioni di metilazione
analoghe a quelle implicate
nella conversione della noradrenalina in adrenalina. È noto che
un agente
metilante, l'aminoacido metionina, se preso in grandi quantità
da uno schizofrenico
acuisce il suo male.
Osmond e Hoffer avanzarono l'ipotesi
che una sostanza che attira i gruppi
metilici potesse impedire che tali reazioni di metilazione
producessero le sostanze
nocive. Sapevano che la niacina, la vitamina B3 (acido
nicotinico o nicotinamide)
è uno di questi agenti demetilanti, e sapevano anche che essa è
particolarmente
priva di effetti tossici, così che se ne possono assumere grandi
quantità. All'inizio del 1952 essi somministrarono la niacina a
una mezza dozzina
di pazienti schizofrenici, con buoni risultati. Uno di questi
era un ragazzo
di diciassette anni, che era spesso eccitato, iperattivo, in
preda ad autoinganni
e, talvolta, ad allucinazioni. Egli aveva risposto in una certa
misura alla terapia
elettroconvulsiva e al trattamento mediante coma insulinico, che
tuttavia dovette
essere interrotto in quanto il ragazzo era rimasto colpito da
spasmi facciali.
Verso la fine di maggio egli passava la sua vita a letto, nudo,
in preda ad
allucinazioni e all'incontinenza. Osmond e Hoffer non potevano
fare nient'altro
per lui (gli odierni tranquillanti non erano ancora stati
scoperti), così il 28
maggio cominciarono a somministrargli 5 g. di niacina e 5 g. di
vitamina C
quotidianamente. Il giorno dopo il ragazzo stava meglio, dieci
giorni dopo era
quasi normale, in luglio tornò a casa e dieci anni dopo stava
ancora bene.
Allora Osmond e Hoffer organizzarono il loro esperimento a
doppio cieco
con trenta pazienti schizofrenici, alcuni dei quali, scelti a
caso, ricevettero un
placebo, mentre altri ricevevano acido nicotinico e altri ancora
nicotinamide,
nella dose di 3 g. al giorno per trentatré giorni. Nei due anni
successivi, il gruppo
del placebo stette bene durante solo il 48 per cento del tempo,
mentre gli altri
due gruppi stettero bene per il 92 per cento del tempo (Osmond e
Hoffer,
1962). Dopo il 1952 continuarono a somministrare della niacina
ad alcuni dei
pazienti ospedalizza ti, un certo numero dei quali continuò a
prenderla anche
dopo essere stato dimesso. Le condizioni dei pazienti trattati
con niacina furono
uniformemente migliori di quelle degli altri pazienti; per
esempio, quelli di
loro che stavano bene dopo cinque anni erano il 67 per cento,
circa il doppio
degli altri, il 35 per cento.
Ho parlato con molti psichiatri
ortomolecolari: la quantità media di niacina
somministrata è di circa 8 g. al giorno, associata a un'uguale quantità di
vitamina
C e solitamente anche a buone quantità di altri nutritivi. Essi sembrano
quindi concordare con la stima di Osmond che circa il 20 per
cento dei pazienti
ospedalizzati per la prima volta per schizofrenia acuta ai quali
venga somministrato
un trattamento ortomolecolare ha un altro attacco che richiede
l'ospedalizzazione,
mentre con il solo trattamento convenzionale tale percentuale
raggiunge
il 60 per cento. Sembra fuor di dubbio che l'integrazione con
questa vitamina,
come coadiuvante del trattamento convenzionale appropriato,
abbia
una grande efficacia.
Il trattamento ortomolecolare della schizofrenia non è stato
ancora unanimemente
accettato e soltanto qualche raro ospedale ricorre al suo uso.
Nel
1973 un comitato della Associazione Psichiatrica Americana ha
pubblicato un
rapporto, Megavitamin and Orthomolecular Therapy in Psychiatry (Terapia
megavitaminica e ortomolecolare in psichiatria), in cui veniva
sostenuto con
varie argomentazioni che la terapia ortomolecolare e vitaminica
non è efficace
nel trattamento della schizofrenia e di altre malattie mentali.
Io misi in rilievo il
fatto che questo rapporto conteneva molte affermazioni non
corrette e molti errori
logici (Pauling, 1974). Questo pregiudizio contro le vitamine e
questa
mancanza di rispetto per i fatti non compaiono nel rapporto del
1976 sulla terapia
megavitaminica del Joint University Megavitamin Therapy Review Committee
presso il Ministero dei Servizi Sociali e della Salute Sociale
della Provincia
di Alberta, in Canada. Il rapporto presentava un resoconto
equilibrato
dei dati e varie raccomandazioni affinchè si proseguisse nella
ricerca (McCoy,
Youge e Karr, 1976).
Il rapporto del 1979 su nutrizione e salute del Council on
Scientific Affairs
dell'Associazione Medica Americana ignora invece la questione
dell'efficacia
dell'integrazione vitaminica, salvo che per dichiarare che la
gente viene fuorviata
da dichiarazioni stravaganti.
Molta informazione sul rapporto tra nutrizione e malattia mentale si
trova nei trentun articoli di trentasette autori del libro del 1973
Orthomolecular Psychiatry:
Treatment of Schizophrenia (Psichiatria ortomolecolare: trattamento della
schizofrenia).
Un capitolo descrive i risultati della
somministrazione per
via orale di una miscela di tre vitamine (C, B3 e B6 a pazienti
schizofrenici acuti
e a soggetti di controllo, nei quali si misurarono poi le
quantità eliminate nell'urina.
Si ritiene che un valore basso dell'eliminazione di una vitamina
indichi
un bisogno particolare di tale sostanza. In quasi tutti i
pazienti schizofrenici (94
per cento) il tasso di eliminazione di una o più delle vitamine
somministrate era
basso, pari soltanto al 62 per cento di quella dei soggetti di
controllo. Gli autori
ne hanno dedotto che la carenza di una di queste tre vitamine
potrebbe aumentare
la probabilità di un attacco di schizofrenia. Altri autori
misero in rilievo il
fatto che esistono vari tipi di schizofrenia, e che può darsi
che pazienti diversi
traggono vantaggio da differenti modificazioni nutrizionali,
assumendo quantità
ottimali di niacina, acido ascorbico, tiamina, piridossina, o
altre vitamine,
minerali e sostanze nutritive.
Nel 1970 camminavo per Main Street nella cittadina di Cambria,
sulla costa
californiana, quando un'automobile mi passò accanto e si fermò;
ne scese la
donna che era alla guida, la quale corse verso di me esclamando:
Dottor Pauling,
io le devo la vita! Due anni fa meditavo il suicidio. Da sei
anni soffrivo
atrocemente a causa di una schizofrenia. Poi ho sentito parlare
delle vitamine
da qualcuno che aveva letto il suo articolo sulla psichiatria
ortomolecolare. Le
vitamine mi hanno salvato la vita!
Oggi sono molti gli
psichiatri ortomolecolari. Parecchi articoli interessanti
sono stati pubblicati su The Journal of Orthomolecular Psychiatry. Io credo
fermamente che un miglioramento in campo nutrizionale dovrebbe far parte del
trattamento di tutti coloro che soffrono di problemi mentali, e sono felice che
siano stati fatti dei passi avanti in questa direzione.
Linus Pauling